Un piano nazionale per l'economia sociale

Questa volta l’Europa sembra fare sul serio. Nel senso che la Commissione europea, nei piani per la ripresa post-Covid, si è ricordata dell’economia sociale e delle sue organizzazioni. Il commento di Gianluca Salvatori, Segretario Generale di Fondazione Italia Sociale, sulle pagine del Corriere Buone Notizie 


La Commissione europea, nei piani per la ripresa post-Covid, si è ricordata dell’economia sociale e delle sue organizzazioni. È imponente la serie di interventi previsti, in controtendenza rispetto al passato. La lista è lunga anche senza citare il MES, su cui in Italia il governo – tra lo sconcerto europeo - è diviso quanto alla opportunità di farvi ricorso.

In Next Generation EU, il programma di recovery da 750 miliardi di euro, l’economia sociale è presente attraverso REACT-EU (55 miliardi di euro per rafforzare le politiche di coesione). In Invest-EU (che raddoppia le risorse a disposizione, con aggiunta di 15 miliardi) la “finestra sociale” è stata rafforzata, anche in funzione di programmi di investimento nelle infrastrutture sociali. Nel programma per potenziare le strutture sanitarie (HEALTH4EU, del valore di 9,4 miliardi di euro) si apre lo spazio per interventi sulla prevenzione e sull’accesso ai servizi territoriali, che vedono l’economia sociale tra i soggetti potenzialmente interessati. E, più in generale, per quanto riguarda la European Recovery and Resilience Facility, alla quale sono destinate la maggior parte delle risorse per l’emergenza (560 miliardi di euro, di cui 310 a fondo perduto), non si applicano distinzioni per forma giuridica. In altre parole: le organizzazioni dell’economia sociale e del non profit possono accedervi sullo stesso piano delle imprese tradizionali.

 

Buone notizie dunque per il Terzo settore? In teoria si, ma perché lo siano anche in pratica serve un piano. Nel senso che la Commissione europea per allocare le proprie risorse (in particolare i fondi strutturali di coesione 2021-2027) ha avviato l’elaborazione di un “Piano d’azione per l’economia europea”. Vedrà la luce il prossimo anno e sono già partite le prime attività per impostarlo, alle quali in autunno farà seguito un’ampia consultazione con tutti i soggetti interessati. Il passaggio è di innegabile importanza: non si limita a riconoscere il contributo del Terzo settore nella fase dell’emergenza bensì guarda al futuro, alle nuove attività da sviluppare, ai posti di lavoro che sostituiranno quelli persi e che potranno essere creati nei settori in cui il non profit è più presente.

 

Perciò, quasi duecento tra studiosi e operatori hanno scritto al Presidente del Consiglio per chiedere che anche l’Italia - con una consultazione ampia - si doti di un Action Plan nazionale per rendere il Terzo settore e l’economia sociale parte integrante del rilancio del Paese.  E per chiedere che tale piano venga finanziato con una quota non marginale delle risorse che nei prossimi mesi verranno destinate all’Italia. Una richiesta avanzata anche nell’incontro degli Stati Generali dedicato al Terzo settore.

 

Nessuna delle questioni da affrontare oggi può essere risolta senza l’apporto del Terzo settore e dell’economia sociale. È essenziale però che questo non resti sotto il suo potenziale o vada disperso in mille frammenti. Perciò la lettera aperta a Conte sostiene la necessità di un Piano di azione nazionale e gli strumenti per realizzarlo. Si vedrà, ora, la risposta.

Pubblicato il: Martedì, Luglio 14, 2020