Riforme: per un aiuto concreto al Terzo settore | Intervista

 

Fondazione Italia Sociale chiede al governo non soldi, ma leggi, per usare meglio i patrimoni privati e supportare il Terzo settore.
L'intervista ad Enzo Manes, presidente della Fondazione, su Repubblica.it il 28 aprile 2020


 

Enzo Manes ha una ricetta da almeno 120 miliardi per rinvigorire il Terzo settore italiano, finora dimenticato dai tanti interventi del governo ma nella condizione paradossale di chi, pur senza entrate in questi mesi, dovrà presto ampliare iniziative e funzione, per assistere milioni di nuovi poveri italiani e arginare le disuguaglianze che la pandemia scatenerà. L’imprenditore, che guida il leader europeo del rame Kme ma si dedica molto alla filantropia con Dynamo Camp. Inoltre presiede Fondazione Italia Sociale, ente di diritto privato compartecipato tra lo Stato e 30 grandi imprese italiane. Manes non chiede al governo denaro, chiede di trasformare in leggi le ricette che porterà alla Cabina di regia del Terzo settore, convocata il 29 tra il premier Conte, i ministri dell’Economia e del Lavoro e cinque interlocutori operativi. Manes ritiene che il Terzo settore vada alimentato “con risorse private: chi ha di più deve fare di più per la collettività. Tanto più che in Italia c’è grande disponibilità di ricchezza privata, circa 10 mila miliardi di cui metà in strumenti finanziari: basterebbe farne un uso migliore per assegnare tra 120 e 150 miliardi al Terzo settore”.

E’ fautore della patrimoniale? In Italia il termine sembra un tabù politico e collettivo…
“Molti italiani quando sentono parlare di patrimoniale in modo generico si tirano indietro, dicendo che già pagano troppe tasse, e che rigettano un prelievo che finisce in un calderone di non chiara gestione. Io sono convinto che una tassa di scopo, basata sulla ricchezza vera di aziende e privati (non sui redditi medio-bassi), sia giusta e comprensibile: chi è più abbiente contribuisce al miglioramento delle condizioni di tutti. Come è sempre stato, anche in Italia”.

In cosa consistono le ‘tasse di scopo’ con cui vorrebbe ridotare il Terzo settore?
La prima proposta, una tantum per il 2020 è creare un fondo con donazioni obbligatorie delle grandi imprese che superano lo 0,5 per mille della capitalizzazione di Borsa e dei privati con patrimoni finanziari oltre il milione di euro. Un prelievo dell’1 per mille porterebbe a una dote fino a 2 miliardi, e come già avviene negli Usa e in Gran Bretagna potrebbe aiutare tante organizzazioni non profit in difficoltà con contributi a fondo perduto e prestiti a tasso zero che compensino le mancate entrate di questi mesi”.

La parte grossa si lega a un prelievo alle successioni ai parenti lontani: come funziona?
“L’Italia è tra i Paesi con la più bassa tassazione sulle eredità. E ci sono fino a 800 miliardi da tramandare nei prossimi 10 anni che non avranno eredi diretti, per la minore natalità e l’invecchiamento della popolazione. Sono patrimoni destinati alla dispersione, contesi tra parenti con cui il più delle volte si è persa ogni relazione. Fondazione Italia Sociale propone di rivedere soglie e aliquote sulla successione e sulle donazionitutelando i gradi di parentela diretta ma aumentando progressivamente fino al 40% le tasse per discendenti dal quarto grado: salvo che i lasciti vadano a organizzazioni e progetti di interesse sociale. La differenza tra l’8% attuale di aliquota e il 40% ipotizzato sarebbe destinata dal donatore allo scopo sociale stabilito, liberando così risorse che, nel prossimo decennio, potrebbero arrivare a 269 miliardi”.

La terza proposta riguarda i fondi Ue: cosa si può fare meglio?
Nei piani nazionali e regionali sui fondi strutturali della Commissione europea ci sono molte risorse non spese che Bruxelles, per l’emergenza coronavirus, ha deciso di svincolare da precedenti assegnazioni e liberare dall’obbligo di cofinanziamento nazionale. Potremmo renderle disponibili per interventi che compensino il mancato introito di donazioni e corrispettivi al Terzo settore, che così avrebbe nuovi finanziamenti rotativi per altri 250-300 milioni”.

Lei è stato interlocutore tramite Fondazione Italia Sociale degli ultimi governi, da Renzi a Gentiloni, ai due di Conte. Com’è che queste idee tanto lineari non sono ancora leggi?
“Non è mai facile parlare a un governo dei soldi dei cittadini. Oggi la situazione eccezionalmente drammatica in cui ci troviamo può aiutarci a fare cose che in tempi normali si cerca di evitare per ragioni di consenso. Io ritengo proposte davvero semplici, trasversali sull’elettorato, non ideologiche. Nelle interlocuzioni avute con varie forze politiche abbiamo raccolto plausi diffusi, e spero proprio che adesso si passi dalle parole ai fatti, e così ai soldi”.

 

Fonte: Repubblica.it

Pubblicato il: Martedì, Aprile 28, 2020